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Madison Morrison's Web / Particolare e Universale

Introduzione

L'anima e il cielo stellato

1.

Nelle pagine che seguono, cinque saggi interpretativi si schiudono su opere e autori di ogni tempo e luogo, ne approfondiscono la conoscenza e s'intrecciano con l'essenza propria dell'uomo: la sua radicale ricerca della verità in un continuo aprirsi alla vita.

Segmenti di pensiero si aprono allo sguardo su molti tracciati della letteratura, ma non vi è passaggio a una teoria generale, a un disegno unitario ed esaustivo. Proprio questa prerogativa rende l'opera avvincente.

In Particolare e universale Madison Morrison ci indica che anche in ambito letterario vale quanto scrive Wittgenstein: "Non è soltanto necessario imparare caso per caso che cosa si debba dire su un certo oggetto; è anche necessario imparare come se ne debba scrivere. Si deve imparare, sempre di nuovo, il metodo per affrontarlo".

Morrison, come pochi altri pensatori, cerca di mettersi di fronte alla storia della letteratura senza cedere alla tentazione di sovrapporvisi.

Constatare per lui non vuol dire entrare in possesso. Penetrare sempre più a fondo nel senso di un testo non significa transitare attraverso le verifiche di una critica a priori, né vuol dire condurre le conoscenze acquisite sotto il dominio degli orizzonti istituzionali della logica. In un testo, ci ricorda Morrison, "il nostro principale interesse non va a ciò che i lettori hanno trovato ... ma a cosa nell'opera ha permesso loro di trovarlo".

Questa distanza fra la mente e l'oggetto della sua attenzione risulta salutare al fine di sperimentare nell'interpretazione critica quello speciale nomadismo che facilita la trasformazione di un testo in un nuovo testo.

Morrison si pone di fronte alle opere sapienziali indù e cinesi, ai testi di Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare, Milton, Whitman... dopo aver compiuto un faticoso processo di liberazione dagli archivi disciplinari della critica letteraria. E fa della sua opera, Particolare e universale, la sede tumultuosa di un orizzonte interpretativo che adotta un'ottica strettamente investigativa e descrittiva, fondata su un personale sentire e una sempre rinnovata passione.

2.

Particolare e universale costituisce un'esemplare lezione di metodo, che si sottrae a progetti teorici codificati, permettendosi così di attribuire a ogni scoperta un carattere di apertura e di ulteriore sviluppo.

Davanti a un testo ci poniamo frequentemente la domanda: nell'interpretazione, è meglio affidarci ai nostri sensi o a quelli di un sapere fondato su una logica precostituita? Troppo spesso noi trascorriamo quasi inavvertitamente da un livello all'altro, incorrendo in non lievi errori di valutazione.

Morrison ci rivolge l'invito ad avvicinare i cromatismi delle opere letterarie con occhi depurati, in una reinvenzione teorica alla quale sia estranea ogni sistematicità. Ci dice che presentare e non spiegare resta la prima regola da seguire per dare attendibilità a qualsiasi asserzione. Solo così quanto poteva inizialmente restare al di là del nostro controllo - e apparentemente indicibile - affiora, per essere a sua volta presentato e non spiegato. Proprio per non precludersi la possibilità di nuove indagini "è inutile", come efficacemente spiega lo stesso Morrison, "stringere il cappio della definizione attorno al collo della letteratura".

Palese è la finalità delle pagine che seguono. Trasformare il lettore stesso in interprete, invitandolo a un'assoluta confidenza con autori e opere.

3.

È una storia piena di peripezie quella che Madison Morrison ci racconta. L'itinerario disegnato va dalla cultura classica indù al pensiero democratico di Emerson, Whitman e Thoreau; dalla verità filosofica del Lao-zi all'epica occidentale e ai suoi elementi allegorici; spingendosi fino alle figure dell'esperienza nella tarda letteratura inglese moderna.

È un andirivieni incessante lungo più spazi letterari di ogni tempo e luogo, alla ricerca delle più intime corrispondenze, soprattutto là dove più acuti si fanno i contrasti.

Lungo questo cammino, fatto di frasi da cui si levano saperi e richiami, Morrison è il viandante che non può vivere senza elaborare le diversità dell'esperienza. Refrattario alle dinamiche istituzionali della letteratura cerca il centro tra i poli estremi che Kant riconosceva nell'"anima" e nel "cielo stellato", spogliandosi di ogni intenzione e di ogni partito preso, e affidandosi a una lingua ormai votata alla vertigine dello spazio e intenzionata ad avanzare con il peso delle proprie ragioni e non con un potere.

Morrison chiede di ipotizzare la fine di ogni poetica fondata sulla nozione di proprietà, sia spaziale sia temporale, a favore di una poetica senza mete e senza punti di partenza. I poli estremi dell'"anima" e del "cielo stellato" sono presenti, ci dice, in ogni autore, sì, ma anche in ogni poetica, nella storia della nostra letteratura come nella storia di tutte le letterature.

È una lotta con il limite. È il rifiuto della tipologia e della classificazione.

4.

Madison Morrison è un pensatore difficile da collocare. È un viandante inarrestabile che si affida al rovesciamento dello sguardo per ottenere un punto di vista sempre eccentrico. Lo spazio letterario in cui s'inoltra non è garantito nemmeno dall'aristotelico "cielo delle stelle fisse", perché anche questo è tramontato per lui. Sembra dirci che non c'è patria se non la consapevolezza del cammino.

Ecco il motivo di una teoria che si misura con il tumulto di una produttiva asistematicità, consentendo che le molteplici aree disciplinari s'intreccino in una reinvenzione teorica del tutto indisciplinata. Tanto che non è dato di sapere a quali polarità corrispondono le nozioni di "particolare" e di "universale", se, rispettivamente, all'"anima" e al "cielo stellato", o viceversa. Chissà. Ma forse per Morrison l'universale è il particolare, e il particolare è l'universale; esattamente come per i buddisti "il nirvana è il samsara, e il samsara è il nirvana"; ovvero come per i poeti l'"anima" è il "cielo stellato", e il "cielo stellato" è l'"anima".

Morrison sa che unire la propria voce al coro di quelli (e sono i più) che si conformano a quanto appare canonizzato e ragionevole potrebbe portare al mutismo. Per questo propone una lingua di pudore e di riconoscimento che consenta a brandelli della nostra anima di affiorare, senza abituarsi a quanto è consolidato. È perentorio Morrison quando afferma: "C'è un corpo filosofico al quale arriviamo non tanto tramite il ragionamento progressivo, quanto piuttosto tramite il consenso poetico".

Alla fine di tanto peregrinare tra l'"anima" e il "cielo stellato", Morrison indica che se presso una radura è possibile sostare questa non può essere che la passione. Come scriveva Marina Cvetaeva: "La passione è l'ultima possibilità dell'essere umano di esprimersi, come il cielo è l'ultima possibilità di essere - per la tempesta".

Flavio Ermini